Crea sito

Colonie spaziali

Posted By storiediperfection on Set 1, 2017 |


Spazio, ultima frontiera.
Un paio di miei lettori mi hanno posto la fatidica domanda: esiste un programma di esplorazione spaziale, nel 2142?

Vediamo un po’.
Nell’ambientazione di Perfection, il mondo è in piena catastrofe. Con solo un milione di nuovi nati nell’ultimo anno, la specie umana è, per la prima volta dalla sua comparsa, a rischio estinzione.
E tutto fa supporre che sarà proprio quello il suo destino.

Qualcuno, comincerebbe a sostenere che, anziché pensare a esplorare le stelle, forse sarebbe meglio concentrarsi sulle cose più serie, tipo fare bambini.
Come al solito, più passa il tempo, meno cambiano le cose.

Secondo indizio a eventuale smentita della teoria dell’esplorazione è che nei primi due volumi della serie non si fa alcun riferimento alle colonie extra-mondo.

Eppure.

Esistono. Siamo pur sempre nel XXII secolo.
E la storia umana è andata avanti secondo le linee guida che essa stessa ha contribuito a tracciare nel corso dei secoli.
L’esplorazione di regioni ignote fa parte, probabilmente, del nostro retaggio genetico. Un bisogno insito nel nostro DNA, che ci spinge a migrare, per sopravvivere.
Ragion per cui, sì, nel 2142 possiamo vantare ben 3 colonie stabili su altrettanti avamposti sparsi nel nostro sistema.

Marte, Europa, Titano.

L’EmDrive

Niente di trascendentale. Sono piccole comunità che si attestano attorno al migliaio di individui. Lassù il clima è terribile, i nostri fratelli e sorelle vivono sotto cupole climatizzate e fanno, tutto sommato, una vitaccia. Ma esistono.
Ah, poi ci sarebbe anche una base spaziale sulla luna, ma lì non c’è presenza umana, essendo completamente automatizzata. Ma, visto che si parla sempre più spesso di autocoscienza delle macchine, qual è la differenza?

Ovviamente, le tre stazioni a popolazione umana ospitano anche popolazione artificiale, ginoidi e cyborg e ogni genere di robot di servizio.

I viaggi interplanetari sono estremamente costosi, e ormai riservati a pochissimi. Per lo più, gli spostamenti sono di natura commerciale, adibiti al trasporto di materiali e risorse dalle colonie alla Terra e viceversa.
Non esiste, diciamo, una sorta di turismo spaziale, perché poco remunerativo. E perché la popolazione che vuole effettivamente viaggiare… non c’è.

Per i viaggi, per la durata di essi, mi sono ispirato non già alla fantascienza classica, ma a uno dei miraggi più incredibili della scienza spaziale, L’EmDrive della NASA, prototipo di un motore che non funziona con combustibili e che, per generare la spinta necessaria allo spostamento del velivolo spaziale sembra dover (e poter) violare le leggi della fisica.
Non è il “salto di Battlestar Galactica” o la curvatura di Star Trek, ma, in teoria, sarebbe un diavolo di risultato eccezionale. Forse la scoperta scientifica più importante di tutti i tempi.

La potenza e la velocità generate da questo motore, se dovesse mai funzionare, consentirebbero di ridurre la velocità dei viaggi spaziali a un tempo “ragionevole”. Saremmo capaci di raggiungere Marte in poco più di tre mesi. La luna in appena una manciata di giorni.

Affascinante.

(Per l’immagine di copertina, “Wanderers“)